Punti di energizzazione, filtraggio dati e primi arrivi¶
Obiettivo di questo passo: dire al software da dove è partita ogni battuta, ripulire il segnale e infine leggere il dato che conta davvero — il primo arrivo su ogni traccia.
1. Posizione delle sorgenti¶
Per ogni battuta indica la Posizione sorgente: compila i campi x (la posizione lungo la stesa) e z (la quota, se diversa da 0) e premi Invio sulla tastiera. Una stellina rossa conferma il punto di energizzazione sul grafico.
Nell'esempio a 12 geofoni con interdistanza 3 m, le cinque battute sono posizionate a 0 m, 3 m, 22,5 m (centrale), 42 m e 45 m.

Passaggio obbligatorio
Senza la posizione della sorgente il software non può calcolare le distanze sorgente–geofono, e quindi nessuna dromocrona. Va assegnata a ogni battuta, una per una.
2. Filtraggio (facoltativo)¶
Se le tracce sono disturbate dal rumore puoi filtrarle: clic sul simbolo a forma di imbuto. Si apre la finestra Filtraggio dati.

Il software applica la trasformata di Fourier per passare dal dominio spazio–tempo al dominio delle frequenze, dove il rumore può essere separato dal segnale. Sono disponibili due filtri:
- Passa basso — lascia passare le basse frequenze e taglia quelle sopra la soglia impostata (es. 200 Hz). Utile contro il rumore ad alta frequenza.
- Media mobile — sostituisce ogni punto con la media di N campioni adiacenti, smussando la curva. Il numero di campioni è sempre dispari (3, 5, 7, 9…) perché la media viene assegnata al punto centrale; si può aumentare il numero di cicli per lisciare di più.
Premi applica per vedere subito l'effetto e ripeti finché il risultato convince, poi ok.
Filtra quanto basta
Il filtraggio serve a rendere leggibile il primo arrivo, non a "far bella" la traccia. Un filtro troppo aggressivo arrotonda il fronte d'onda e sposta il primo arrivo, falsando i tempi.
3. Individuazione dei primi arrivi (picking)¶
È il passaggio più delicato dell'intera elaborazione: i tempi che leggi qui diventano le dromocrone e, alla fine, la forma dei rifrattori.
Avvicinando il cursore a una traccia compare una linea ortogonale all'asse dei tempi: cliccando nel punto in cui ritieni sia arrivata la prima oscillazione compare un segmento rosso. Ripeti per ogni geofono e per ogni battuta.

Strumenti che rendono il picking affidabile¶
- Visualizza zoom su finestra separata — apre una finestra che ingrandisce la porzione di traccia sotto il cursore. È lo strumento che consente di distinguere il vero primo arrivo dal rumore che lo precede: usalo sempre.
- Zoom tempo [%] e Tempo max. visualizzato [ms] — allargano la scala dei tempi per "aprire" le oscillazioni.
- Amplificazione tracce — se i segnali sono deboli, aumenta l'ampiezza. Spuntando Amplificazione uguale per tutte le tracce il valore vale per tutte; se le tracce amplificate si sovrappongono fino a confondersi, spunta Tronca ampiezza tracce.
Il picking automatico non basta
Il comando Picking automatico esiste, ma i punti che propone spesso non sono i primi arrivi reali. Va usato al più come primo abbozzo: la pratica corretta è verificare e ritoccare manualmente, traccia per traccia, con la finestra di zoom aperta. È il passaggio che richiede più pazienza ed è quello che determina la qualità del risultato finale.
Il controllo di coerenza da fare sempre¶
Allontanandosi dalla sorgente il primo arrivo deve arrivare sempre più tardi: i segmenti rossi devono disporsi lungo un andamento regolare e progressivo. Un punto che "torna indietro" nel tempo rispetto ai vicini è quasi certamente un errore di picking o una traccia sporcata da una sorgente di disturbo esterna.
Quando tutti i primi arrivi sono tracciati si può passare alle Dromocrone.